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Libera professione


La Libera Professione Ostetrica
La professione Ostetrica è regolamentata dal Decreto Ministeriale n. 740 del 14/09/1994, esso sancisce il campo d'azione dell'ostetrica, nello specifico: "…. l'ostetrica/o è l'operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell'iscrizione all'albo professionale, assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza, durante il parto e nel puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e presta assistenza al neonato.

L'ostetrica/o, per quanto di sua competenza, partecipa:
L'ostetrica può decidere di prestare la sua assistenza presso la pubblica amministrazione (Aziende ospedaliere, consultori cliniche accreditate ecc ecc) o in regime di libera Professione.

Quando si parla di libera professione si entra in un capito che nella nostra realtà meridionale ha recuperato piede negli ultimi anni…se ci pensiamo bene l'ostetrica libero professionista è sempre esistita, è quella figura che una volta aveva il nome di "Ostetrica Condotta", una donna che entrava nelle case e accompagnava la sua assistita dalle prime nausee alla cura del bambino sino ai primi anni di vita. Con le varie riforme giuridiche e culturali l'ostetrica condotta ha abbandonato il territorio ed è stata confinata negli ospedali, interrompendo cosi il legame, la continuità, la vicinanza con la donna e il suo vissuto.

Adesso la tendenza, visti gli esiti deludenti di questa nuova assistenza ospedaliera, è quella di ripopolare i territori di ostetriche.

  1. Partita IVA
    Innanzitutto è necessario aprire una partita IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) richiedendo il numero presso l'ufficio competente nella città in cui si desidera avere il domicilio fiscale (Comune dove si decide di pagare le tasse). Per aprire la partita IVA si può richiedere l'intervento di un intermediario o commercialista che si caricherà tutto l'iter burocratico necessario oppure si può sfruttare la compilazione del modello di dichiarazione inizio attività/ditta (modello AA9/11) e l'invio del suddetto all'Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall'avvio dell'attività svolta in modo continuo. Il modello è scaricabile, sotto forma di software dal sito stesso dell'Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it). Nel sito vi sono delle maschere guidate che aiutano l'utente nel processo di compilazione. A questo punto si richiede all'Agenzia delle Entrate un Numero d'Identificazione Personale (PIN), fornendo i propri dati fiscali (es. ultima dichiarazione reddituale fatta). Il PIN arriva per posta dopo una quindicina di giorni. Con questo numero personale si può accedere al programma scaricato sul proprio PC e iniziare la compilazione della propria posizione IVA.
    Ottenuto il numero di partita IVA, si è identificati soggetti liberi professionisti per scopi fiscali, come comunemente siamo identificati mediante il nostro codice fiscale per altri fini. Quando si compila la dichiarazione d'inizio di attività, oltre ai dati personali e d'indirizzo, è necessario indicare:

    • il codice attività per la codifica nazionale ISTAT (tabella ATECOFIN 2007) che per le ostetriche è: 86.90.29, corrispondente ad altre attività paramediche indipendenti n.c.a. (non classificate altrove);

    • l'eventuale opzione per i regimi agevolati, da scegliere attentamente e valutare in relazione alla propria situazione personale e in base al profitto che ci si aspetta.


  2. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS)
    Entro 30 giorni dall'apertura della partita IVA, è obbligatorio aprire la propria posizione previdenziale, presso l'ufficio INPS competente nella sezione artigiani e commercianti (secondo la circolare INPS del 10 ottobre 2013, ricevuta in risposta alle richieste della FNCO, che considera l'ostetrica libero professionista iscrivibile alla cassa dei commercianti come prevede la Legge speciale n.249 del 7 agosto 1990, avendo escluso le ostetriche dalla Legge n.335 dell'8 agosto 1995 sull'assegnazione alla gestione separata). Così facendo, ci si iscrive alla gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali comune a tutti gli esercenti attività commerciali. Gli obblighi di questa gestione prevedono il pagamento dei contributi Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (IVS), che durante l'anno lavorativo bisogna versare rispetto al reddito effettuato. Essi sono delle ritenute fiscali volte alla formazione della pensione futura. Fino al 2014 il pagamento in misura minima si aggirava intorno ai 3.500 euro pagabili in 4 rate a scadenze prestabilite tramite il modello F24 (modello unico di pagamento parzialmente precompilato diviso in sezioni tra cui quella rivolta all'INPS, pagabile negli sportelli bancari, concessionari convenzionati o presso gli uffici postali attraverso i più comuni tipi di pagamento, disponibile anche quello on-line sul sito delle Agenzie delle Entrate con addebitamento bancario per società convenzionate).

    Dal 01/01/2016 il regime forfetario resta l'unica alternativa al regime ordinario per le persone fisiche che svolgono o iniziano un'attività d'impresa, di arte/professione, e che possiedono determinati requisiti. Il regime dei minimi, infatti, è stato abrogato, e resta in vigore fino a scadenza naturale solo per i soggetti che, avendone i requisiti, ne hanno fatto opzione entro il 31.12.2015, o per coloro che lo applicavano già da prima. Chi inizia una "nuova" attività dal 2016, e possiede i requisiti previsti, può adottare eventualmente il regime forfetario "start up", di durata quinquennale e con aliquota agevolata al 5% (anziché 15%).
    Per quanto riguarda gli obblighi previdenziali presso la gestione commercianti, si può usufruire di un sistema di maggior favore anche in ambito previdenziale (c.d. regime contributivo agevolato).
    Tale sistema:

    • fino al 2015 prevedeva la determinazione del contributo a percentuale sul reddito dichiarato, senza considerare il c.d. minimale di reddito (ossia quel reddito minimo sul quale i contributi sono sempre dovuti, anche se il reddito d'impresa dichiarato è inferiore a quella soglia minima);

    • dal 2016, a seguito delle modifiche apportate dalla Legge di Stabilità 2016, il reddito derivante dall'attività soggetta al regime forfetario, costituisce base imponibile ai fini previdenziali con una contribuzione ridotta del 35%.


  3. Assicurazione professionale
    Anche nell'esercizio delle libera professione il professionista è esposto a rischio di contenzioso, per tanto è necessario stipulare una polizza assicurativa, si consiglio non inferiore ad una cifra di un milione di euro.

    L'obbligatorietà di polizza RC per i professionisti sanitari è entrata in vigore dal 15 Agosto 2014.

  4. Altri obblighi vari
    Esistono dei limiti all'utilizzo del denaro contante: non si possono trasferire tra soggetti diversi somme in denaro che superino 1.000 euro. Serve eseguire un bonifico o un assegno. Il Decreto Legislativo n.179/2012 decretava che dal 1° gennaio 2014 i professionisti avrebbero dovuto accettare pagamenti con carte di debito e quindi dotarsi di POS (Point of Sale, dispositivo elettronico per accettare compensi tramite bancomat, carte di credito, di debito e prepagate). Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 Gennaio 2014, con l'obbligatorietà a dotarsi di POS dal 30 Giugno dello stesso anno per coloro che svolgono le attività all'interno di esercizi o studi e hanno fatturato oltre 200 mila euro nell'anno solare precedente. L'obbligo è valido per tutti gli importi superiori a 30 euro. Per chi non rispetterà l'obbligo di dotarsi di POS al momento non è prevista alcuna sanzione.

    Le prestazioni sanitarie dell'ostetrica sono esenti IVA ai sensi dell'articolo 10, comma 18 del D.P.R 633/1972 e successive modificazioni: prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona. Per i compensi che superano i 77,47 euro va applicata l'imposta di bollo che ammonta a 2 euro (marca da bollo da attaccare in originale sulla fattura del cliente). Chi esercita un'attività è obbligato a emettere fattura per ogni prestazione che esegue, ai fini della dichiarazione dei redditi. Il numero di partita IVA deve essere riportato sui bollettari utilizzati per il rilascio di ricevute fiscali alle pazienti. Le prestazioni non sanitarie, per es. la partecipazione a corsi come relatore, le consulenze tecniche, la docenza, la collaborazione con associazioni o le funzioni sindacali sono invece soggette a IVA, con l'aliquota ordinaria del 22% e quindi con tutti gli obblighi di registrazione, liquidazione e versamento dell'importo (eccetto il caso in cui si scelga il regime dei minimi per cui qualsiasi tipo di attività non è assoggettata a IVA). L'ostetrica deve conoscere quali sono le prestazioni sanitarie che rientrano nell'esenzione dell'IVA. La legislazione considera prestazioni sanitarie quelle di diagnosi, cura e riabilitazione che il professionista rende alla persona nell'esercizio proprio della professione, cui è soggetto a vigilanza. Inoltre bisogna tener conto, che la somma ricevuta da un cliente privato non ha bisogno di alcuna ritenuta d'acconto, in caso invece di consulenza o docenza verso un ente o associazione, bisogna effettuare una ritenuta d'acconto del 20% (tasse che vengono "fatte pagare" in anticipo al cliente e che poi si potranno detrarre dalla propria dichiarazione dei redditi).

    Per emettere fattura l'ostetrica deve munirsi di un ricevutario sanitario o crearselo autonomamente e la sua parcella deve avere le seguenti caratteristiche:

    • timbro riportante i dati fiscali e anagrafici del professionista che la emette e del cliente che la riceve (nome e cognome, indirizzo, numero di telefono, numero di partita IVA e codice fiscale);

    • numerazione cronologica di emissione e data di fatturazione;

    • breve descrizione della prestazione eseguita (nel rispetto della privacy dell'utente);

    • importo senza aggiunta dell'IVA per le prestazioni sanitarie, specificando in calce che la prestazione sanitaria è esente IVA per legge.


Costi e Regime fiscale di vantaggio
Le ostetriche che intraprendono una nuova attività hanno a disposizione la possibilità di scegliere un regime fiscale che dovrebbe consentire loro di affrontare le spese fiscali con tranquillità, almeno per i primi anni lavorativi.

Con l'art. 9 del Ddl di stabilità 2015 è introdotto il nuovo "regime fiscale agevolato per autonomi" che a decorrere dal 2015 prende il posto all'ormai ex regime fiscale di vantaggio cosiddetto per l'imprenditoria giovanile (che sostituiva l'ex regime dei minimi: art.1, commi 96-117, legge 244/2007 come modificato dall'art. 27, DL 98/2011). Per chi fosse nel vecchio regime di vantaggio vi è la facoltà di decidere se rimanere fino alla fine del periodo concesso nel medesimo regime fiscale oppure se passare in quello attivo dal 2015.

Accesso e permanenza al regime 2015

Costi e limiti

Vantaggi

Regime transitorio per chi sussiste nel vecchio regime di vantaggio per l'imprenditoria giovanile ("ex minimi")
È previsto un particolare regime transitorio applicabile con dei limiti a coloro che, al 31 dicembre 2014, già sono nel regime dei minimi, cioè delle nuove iniziative produttive di vantaggio per l'imprenditoria giovanile ("ex minimi" Art. 9 commi 33, 34, 35 del Ddl. di Stabilità). I soggetti interessati hanno l'ooportunità di scegliere tra due diverse alternative.
Quindi il regime dei minimi continuerà a sopravvivere per tutti coloro che hanno iniziato l'attività da meno di 5 anni o che non hanno compiuto ancora 35 anni di età. Prendiamo sempre il caso di un minimo che abbia iniziato la propria attività nel 2014. Egli potrà restare nel vecchio regime dei minimi fino al 2018, oppure sino al compimento del 35esimo anno di età. La Legge di stabilità infatti stabilisce la facoltà – e non quindi l'obbligo – di continuare ad applicare le vecchie regole, beneficiando dell'imposta sostitutiva del 5% e del limite di reddito più alto, ma continuando a versare all'INPS il contributo minimale in forma fissa, a prescindere dal reddito prodotto.

Per l'allestimento di uno studio, il professionista deve:
  1. verificare la destinazione d'uso dell'immobile: deve essere censito presso l'ufficio del catasto come studio e non come civile abitazione;

  2. impianto elettrico e riscaldamento a norma con tutte le certificazioni U.E. previste dalla legge. In caso di affitto è necessario farsi consegnare dal proprietario tutta la documentazione relativa all'impiantistica dal momento dei lavori. Per l'impianto elettrico: ogni 6 mesi controllo del buon funzionamento del salvavita ed ogni due anni controllo generale dell'impianto. Analogamente la manutenzione dovrà essere effettuata anche alla caldaia qualora il riscaldamento sia indipendente. In caso di ristrutturazione di immobile affittato è bene prendere accordi precisi con il proprietario per le migliorie che verranno apportate all'immobile (oneri per gli impianti tutto a carico del proprietario oppure una decurtazione sull'affitto);

  3. prima di acquistare, stipulare contratto d' affitto o iniziare lavori di ristrutturazione è bene rivolgersi all'Ufficio di Igiene dell' Azienda ASL territorialmente competente al fine di coordinare, con l' ASL autorizzata ad effettuare i successivi controlli, i lavori necessari ed effettuarli ad opera d'arte. Nel caso in cui l'immobile sia già stato adibito a studio medico/professionale e da una prima valutazione non si riscontrano necessità di ulteriori interventi è consigliabile richiedere per iscritto una visita dell'Ufficio di Igiene dell' ASL territorialmente competente che valuti l' idoneità dei locali per l' esercizio dell' attività di ostetrica;

  4. lo studio dovrebbe essere cosi strutturato: sala d'aspetto, studio con spogliatoio ed eventuale bagno comunicante con lo studio, bagno esterno. La pavimentazione e le pareti (fino ad una altezza di metri 2/2.5) devono essere lavabili.

Tariffario e pubblicità sanitaria
Come noto il Decreto Bersani (D.L. 233/2006) ha abrogato il minimo tariffario. In ogni caso nell'esercizio della libera professionale viene rispettato l'onorario del nomenclatore tariffario in cui i compensi sono fissati in base alla rilevanza, delicatezza e complessità della prestazione, dell' intervento, del piano attuato dal professionista. I compensi per le prestazioni domiciliari devono essere maggiorate in ragione della distanza del domicilio del cliente e delle spese sostenute dal professionista. I compensi per le prestazioni effettuate nei giorni festivi o in orario notturno sono maggiorate del 30%. I presidi ed il materiale sanitario d'uso corrente dal professionista sono a carico dell' assistito.
Il medesimo decreto ha abrogato il divieto di pubblicità sanitaria.
La pubblicità dell'informazione in materia sanitaria non può prescindere da principi di correttezza informativa, responsabilità e decoro professionale; l'art. 2.8 del codice deontologico dell'ostetrica dice che "L' ostetrica/o rende nota al pubblico la propria attività professionale nelle forme e nei limiti consentiti dalle disposizioni vigenti in materia di pubblicità sanitaria rendendosi responsabile delle proprie dichiarazioni. Sono comunque vietati i messaggi suggestivi e ingannevoli o che assumano le caratteristiche della pubblicità commerciale. L' ostetrica/o è tenuta in ogni caso a richiedere il preventivo nulla osta del proprio Collegio sull'informazione che intende diffondere" .
L'ostetrica che esercita la libera professione dunque deve dichiarare al collegio l'inizio della propria attività e dovrebbe informare il collegio sul tipo di attività che va a svolgere e sulla sua promozione. Su richiesta viene dato il logo delle ostetriche da apporre sui materiali informativi in distribuzione.
Gli strumenti pubblicitari utilizzati sono biglietti da visita, brochure, locandine, carta intestata, logo personale, ricettario intestato, etc… Solitamente le libere professioniste possiedono un sito internet o un blog personale e una o più pagina su social-network. Vi è la possibilità di crearsi pubblicità su riviste, giornali, quotidiani o simili oppure attraverso i media televisivi o radiofonici.
Il metodo di pubblicizzazione a costo zero caratterizzato dal passaparola tra colleghe, altri professionisti e utenti stesse, è ancora tra i metodi più efficaci e utilizzati. Alcune professioniste hanno l'opportunità di farsi pubblicizzare dagli enti o associazioni per cui lavorano, altre riescono a farsi conoscere attraverso conferenze, incontri o corsi gratuiti.